Fondi Pensione e Previdenza Complementare

Fondi Pensione e Previdenza Complementare

Le pensioni integrative o fondi pensioni privati sono creati per mantenere un tenore di vita accettabile alla conclusione del periodo lavorativo.

La pensione integrativa, una volta raggiunta l’età pensionabile, andrà ad affiancare la pensione statale liquidata dall’INPS o da altro istituto pubblico.

I fondi pensioni privati sono emessi da Compagnie di Assicurazioni, normalmente non prevedono costi di entrata e l’importo dei premi versati sono deducibili annualmente dalle imposte fino ad un massimo di euro 5.164,57.

Il cliente è libero di scegliere l’importo economico da investire ogni anno. I lavoratori dipendenti possono aderire ai fondi pensioni anche destinando il proprio TFR, in questo caso non sarà necessario effettuare versamenti.

Il COVIP, commissione di vigilanza sui fondi pensione è l’organo pubblico che vigila sull’operato delle Compagnie e tutela i clienti dei fondi pensioni.

Approfondimenti su Pensione Integrativa, Fondi Pensione e Previdenza Complementare.

Il sistema pensionistico italiano come lo conosciamo è mutato molto nel tempo ed attualmente si basa su tre pilastri, il primo che definisce la base della previdenza sociale obbligatoria, il secondo che si basa sulla previdenza complementare collettiva ed infine il terzo pilastro con il quale intendiamo la previdenza complementare su base individuale.

Cosa sono nel dettaglio questi pilasti?

Il primo pilastro come abbiamo già accennato prima, riguarda tutto il sistema retributivo che garantisce ai contribuenti la pensione pubblica di base, sia che siate dipendenti pubblici, privati, lavoratori autonomi ecc..

Nel tempo siamo passati da un sistema retributivo (valido fino al 1° gennaio 1996), che prevedeva un calcolo retributivo pari alla media delle retribuzioni o dei redditi percepiti prima del pensionamento moltiplicata per gli anni di contribuzione e per una determinata aliquota di rendimento.

Nel sistema contributivo (valido dal 1° gennaio 1996) invece la questione diventa leggermente più complessa in quanto il calcolo è basato sul totale dei contributi versati durante tutta la vita lavorativa moltiplicato poi per un determinato coefficiente di trasformazione più favorevole all’aumentare dell’età pensionabile.  Questo sistema ha causato con l’aumentare dell’aspettativa di vita uno squilibrio finanziario che ha portato a molteplici modifiche della riforma Dini, a partire dalla legge Maroni del 2005 fino ad arrivare alla tanto discussa riforma Fornero del 2012.

Questa tipo di riforma ha avuto come conseguenza l’aumento del gap previdenziale ovvero la differenza tra l’ultimo reddito percepito durante l’attività lavorativa ed il reddito pensionistico.

Il secondo pilastro, prevede, come abbiamo visto, il sistema complementare su base collettiva finalizzata ad accumulare in un primo momento il denaro necessario a distribuire risorse integrative alla pensione di base che si andrà a percepire.

Le forme pensionistiche complementari su base collettiva sono i fondi pensione chiusi, i fondi pensione preesistenti o i fondi pensione aperti ad adesione collettiva. I primi due sono forme pensionistiche complementari istituite dai rappresentanti dei lavoratori e dei datori di lavoro nell’ambito della contrattazione nazionale, di settore, aziendale o territoriale e sono riservate a specifiche categorie di destinatari, vengono chiamati cosi perché sono riservati ai lavoratori che abbiano caratteristiche omogenee.

Per terzo pilastro infine intendiamo la previdenza complementare su base individuale ad esempio fondi pensione aperti o polizze vita (PIP, piani individuali pensionistici), è possibile per il dipendente privato versare il TFR nel piano e inoltre il contributo aziendale

I fondi pensione aperti sono destinati non ad ambito definito dunque non sono rivolti ad una determinata categoria di soggetti, può aderirvi chiunque non soddisfi i requisiti necessari per accedere ad un fondo pensione chiuso l’adesione a questo tipo di fondo può avvenire sia su base individuale sia su base collettiva.

Secondo i dati COVIP degli ultimi anni nel 2018 gli aderenti a fondi pensionistici complementari sono di 8.734.767 mentre nel 2019 sono arrivati ad un totale di 9.117.463.

FONDO PENSIONE

I fondi pensione, appartenenti al terzo pilastro, permettono, a tutti coloro che sottoscrivono un contratto di questa tipologia, la possibilità di integrare la propria pensione.

Possono aderire al fondo pensione: dipendenti privati, pubblici, lavoratori autonomi, liberi professionisti, soci lavoratori di cooperative ecc..

Dobbiamo distinguere due tipologie di fondi:

  • Fondi a prestazione definita, prevedono l’impegno da parte del fondo a corrispondere una determinata prestazione.
  • Fondi a contribuzione definita, prevedono un contributo predefinito ma la retribuzione finale dipenderà dal rendimento ottenuto dalla gestione finanziaria dei contributi stessi.

E’ da precisare però che mentre i lavoratori autonomi ed i liberi professionisti possono scegliere tra fondi a prestazione definita e a contribuzione definita, la restante parte dei lavoratori potrà optare solamente per un fondo a contribuzione definita.

In entrambe le tipologie di fondi la loro gestione è effettuata in regime a capitalizzazione. Al termine dell’attività lavorativa, il lavoratore riceve un flusso pensionistico proporzionato al capitale accumulato nel corso degli anni e alle rendite derivanti dall’investimento del capitale stesso.

Distinguiamo ancora due tipologie di fondi pensione:

  • Fondi di pensione chiusi, chiamati così perchè sono riservati ai lavoratori che abbiano caratteristiche analoghe, aziendali, professionali e territoriali.

La costituzione dei fondi chiusi può essere prevista da contratti e accordi collettivi.

Più precisamente la costituzione dei fondi chiusi può essere prevista da molteplici categorie: contratti e accordi collettivi anche aziendali, da regolamenti di enti o aziendali i cui rapporti di lavoro non siano disciplinati da contratti di o accordi collettivi anche aziendali, da accordi fra lavoratori autonomi o liberi professionisti promossi dai loro sindacati o associazioni di rilievo almeno regionali, dalle regioni, da accordi fra soci lavoratori di cooperative di produzione e lavoro, promossi dalle loro associazioni nazionali di rappresentanza legalmente riconosciute.

  • Fondi di pensione aperti, chiamati così poiché non hanno un ambito definito e quindi non sono rivolti a precisi soggetti, possono aderire a questo tipo di fondo pensionistico tutti coloro che non rientrano nelle categorie per sottoscrivere un contratto con un fondo pensione chiuso. Questo tipo di adesione può avvenire sia su base individuale sia su base collettiva. Si distinguono inoltre dai fondi chiusi poiché sono istituiti da un soggetto vigilato, ovvero, SIM, banche, SGR e imprese di assicurazione, inoltre il patrimonio che viene gestito è legato al fine previdenziale al quale è stato destinato e non per altri obbiettivi.

PIP (PIANI INDIVIDUALI PENSIONISTICI)

I Piani individuali pensionistici (pip), sono andati a sostituire quelli che dal 2001 al 2006 venivano definite FIP (forme pensionistiche individuali), questo tipo di fondo pensionistico viene accomunato in tutto e per tutto ad un fondo pensionistico complementare (aperto o chiuso), inoltre non può essere il destinatario del con ferimento del TFR con una tacita modalità ma solamente con una scelta esplicita da parte del lavoratore.

Chiunque può accedere ai PIP poiché non sono legati ad una occupazione precisa.

Vi sono due fasi di sviluppo dei Piani individuali pensionistici, la prima fase definita fase di accumulo riguarda tutto il periodo in cui il contraente versa i premi che andranno a determinare il capitale che verrà utilizzato per l’erogazione della prestazione.

La seconda fase invece viene definita fase di erogazione e si intende il periodo successivo alla fase di accumulo durante il quale l’impresa di assicurazione eroga al contraente le prestazioni pensionistiche.

Esistono inoltre tre forme di gestione finanziaria dei PIP e si dividono in:

  • contratti di tipo rivalutabile, la cui prestazione è legata all’andamento di un fondo a gestione separata. Essi offrono la garanzia di rimborso del capitale, molto spesso accompagnata dalla garanzia di un rendimento minimo annuo. Un’altra caratteristica di queste polizze è il consolidamento dei rendimenti conseguiti di anno in anno che sono acquisiti definitivamente e non risentono dunque degli andamenti successivi. Le gestioni separate di queste polizze vita sono investite prevalentemente in obbligazioni: i loro rendimenti sono essenzialmente costanti nel tempo ma non raggiungono valori particolarmente elevati.
  • contratti di tipo Unit Linked, hanno la peculiarità di essere versati in uno o più fondi interni della compagnia, il rendimento sicuramente potrebbe essere molto più elevato ma non garantisce un rendimento minimo ed il risultato finale è legato all’andamento del fondo di investimento.
  • Contratti multiramo, la gestione life cycle ovvero con un meccanismo automatizzato di investimento permette il collegamento delle diverse linee di investimento alle diverse fasce anagrafiche e alle fasi della vita lavorativa, in sintesi, viene prevista un investimento di tipo azionario all’inizio della carriera lavorativa che andrà via via progredendo gradualmente verso una linea obbligazionaria, monetaria e con un minimo garantito in età prossima al pensionamento.

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